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Deducibilità dei costi black-list: nuovo criterio su modello del transfer pricing – IC&Partners
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Deducibilità dei costi black-list: nuovo criterio su modello del transfer pricing

Sono previste delle modifiche della disciplina di deducibilità dei costi derivanti da operazioni con fornitori localizzati nei Paesi black list.

La nuova normativa prevede sostanzialmente due situazioni a partire dal periodo d’imposta 2015:

  • la deducibilità dei costi derivanti da operazioni con imprese localizzate in Stati o territori a fiscalità privilegiata è sempre garantita, se il costo non eccede il valore normale;
  • se il costo eccede il valore normale, al fine di dedurre l’eccedenza sarà invece necessario fornire la dimostrazione che l’operazione risponde ad un effettivo interesse economico.

 

La materia è ancora in fase di evoluzione e con risvolti di rilevante impatto per tutti i soggetti che intrattengono rapporti con operatori localizzati in paradisi fiscali, IC&Partners può fornire informazioni aggiornate sull’evoluzione del tema e operativamente predisporre la documentazione di supporto per la piena deducibilità dei costi in oggetto.

Infatti, dal nuovo combinato disposto delle disposizioni sul tema si dovrebbero ricavare le seguenti indicazioni:

  • qualora il contribuente ritenga che il prezzo corrisposto rispetti il limite del valore normale, nessuna indicazione dovrebbe essere esposta in UNICO;
  • qualora il contribuente ritenga, invece, che il prezzo corrisposto ecceda il valore normale ma sia comunque giustificabile in base ad un reale interesse economico, si riproporrebbe la normale prassi d’indicazione separata in UNICO.

Cambia inoltre il contenuto della lista di Stati black, che saranno circoscritti ai soli Paesi privi di strumenti per lo scambio di informazioni con l’Italia.

L’impatto delle recenti modifiche deve essere valutato con attenzione, in quanto la prospettata semplificazione potrebbe celare insidie in sede di accertamento da parte dell’Amministrazione finanziaria.

A partire da UNICO 2016, l’indicazione in dichiarazione di costi black list dovrebbe infatti rappresentare espressione del fatto che il contribuente è al corrente che le operazioni in oggetto non sono avvenute a valore normale, per quanto ritenga di poter adeguatamente motivare tale scostamento. Tale circostanza potrebbe essere considerata rilevante nella valutazione del rischio fiscale del contribuente da parte dell’Amministrazione finanziaria.

Invece, nel caso in cui il contribuente dovesse ritenere che i costi sostenuti rispettino il criterio del valore normale, nessuna indicazione dovrebbe essere esposta in UNICO.

In questo caso l’accertamento di una minore quantificazione del valore normale da parte dell’Amministrazione finanziaria comporterebbe le seguenti conseguenze:

  • nel caso in cui il contribuente riesca a dimostrare l’esimente dell’effettivo interesse economico, la sola sanzione del 10% dei costi non indicati in UNICO prevista dall’art. 8 comma 3-bis del D.Lgs. 471/97;
  • nel caso in cui l’Amministrazione finanziaria non riconosca l’esimente (fattispecie alquanto frequente, come emerge dalla prassi accertativa), ne deriverebbe la ripresa del differenziale tra costo dedotto e valore normale accertato, con la relativa applicazione delle sanzioni per infedele dichiarazione (dal 100 al 200% della maggior imposta), oltre all’irrogazione della sanzione del 10% dei costi non indicati in UNICO come per il punto precedente.

Posto che la rideterminazione del valore normale da parte dell’Amministrazione finanziaria può condurre ad una sua valorizzazione anche di molto inferiore a quella presunta dal contribuente, in conclusione si può ritenere che i benefici prospettati dalla riforma in commento potrebbero risultare molto limitati, se non nulli.

Nel caso in cui una società evidenzi una sostanziale presenza di rapporti con operatori localizzati in Paesi black list, risulta quindi consigliabile la predisposizione di una documentazione che attesti la corrispondenza a valore normale dei prezzi corrisposti, su modello di quella prevista per il transfer pricing infragruppo.

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