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La residenza estera delle persone fisiche – IC & Partners
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La residenza estera delle persone fisiche

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Alcune recenti sentenze della Suprema Corte hanno riportato all’attenzione il tema, mai definitivamente chiarito, dei requisiti necessari per poter considerare una persona fisica come fiscalmente residente all’estero.

Ricordiamo che la normativa interna (art. 2 del TUIR) considera residenti in Italia coloro che, per la maggior parte del periodo d’imposta alternativamente:

  • siano iscritti nelle anagrafi della popolazione residente (requisito formale o oggettivo);
  • abbiano il domicilio nel territorio dello Stato, da intendersi come sede principale dei propri affari ed interessi (primo requisiti soggettivo);
  • abbiano la residenza, ai fini civilistici, in Italia, da intendersi come dimora abituale (secondo requisito soggettivo).

L’importanza di identificare la residenza fiscale di un soggetto in uno piuttosto che in un altro Paese, deriva dall’applicazione del principio della tassazione mondiale (worldwide taxation) da parte del Paese di effettiva residenza. Tale principio prevede la tassazione nel Paese di residenza fiscale dei redditi ovunque prodotti da parte del soggetto residente, fatto salvo il riconoscimento dei crediti d’imposta per le imposte pagate a titolo definitivo all’estero.

Se da un lato la recente sentenza della Corte di Cassazione n. 9723/2015 si pone in linea con precedenti giudizi che facevano prevalere la sostanza sulla forma (non è dunque sufficiente soddisfare il requisito formale di cancellazione dalle anagrafi italiane ed iscrizione all’AIRE se si mantiene in Italia il domicilio o la residenza in termini di dimora abituale), dall’altro la sentenza di Cassazione n. 6501/2015 si discosta in maniera sostanziale da diverse precedenti pronunce sul tema del domicilio, facendo prevalere l’attività economica della persona sulle relazioni affettive personali della medesima.

In diversi precedenti casi, uno tra tutti la sentenza n. 9856/2008, la Cassazione era giunta a conclusioni diametralmente opposte, attraendo la residenza fiscale in Italia per le persone fisiche che, pur essendosi cancellate dalle anagrafi nazionali e pur dimorando abitualmente all’estero, mantenevano comunque in Italia i propri affetti, da intendersi non solo come famiglia, ma anche come radicamento nel tessuto sociale italiano.

La richiamata sentenza 6501 del 31 marzo 2015 si spinge invece ad affermare che “le relazioni affettive e familiari non hanno una rilevanza prioritaria ai fini probatori della residenza fiscale, venendo in rilievo solo se uniti ad altri criteri probatori”.

Alla luce dell’andamento ondivago delle pronunce di Cassazione, risulterà ancora più rilevante un approccio personalizzato case by case nell’analisi dei requisiti formali e sostanziali inerenti il trasferimento all’estero della residenza delle persone fisiche.

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