{"id":18250,"date":"2024-01-23T11:00:26","date_gmt":"2024-01-23T10:00:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.icpartners.it\/?p=18250"},"modified":"2024-03-20T10:54:45","modified_gmt":"2024-03-20T09:54:45","slug":"uno-sguardo-dinsieme-in-vista-della-decisione-sulla-ratifica-del-ceta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.icpartners.it\/en\/uno-sguardo-dinsieme-in-vista-della-decisione-sulla-ratifica-del-ceta\/","title":{"rendered":"Uno sguardo d&#8217;insieme in vista della decisione sulla ratifica del CETA"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;articolo \u00e8 ospitato su <a href=\"https:\/\/www.centrostudi-italiacanada.it\/articles\/in-vista-della-decisione-sulla-ratifica-del-ceta\">Centro Studi Italia Canada<\/a> dove \u00e8 possibile leggere la versione integrale. L&#8217;argomento \u00e8 trattato in Export Talks con focus Canada.<\/p>\n<p>L\u2019Italia e l\u2019Europa sono legate al Canada da rapporti che possono essere considerati \u201cgenetici\u201d.<\/p>\n<p>Il Canada, infatti, \u00e8 stata prima una colonia francese, poi inglese e negli anni a seguire popolata essenzialmente da europei (ai francesi e agli inglesi si sono aggiunti polacchi, tedeschi, russi, irlandesi, italiani, ucraini, scandinavi). Solo negli ultimi 35 anni si \u00e8 registrata una forte immigrazione proveniente da Paesi asiatici (Cina, India, Pakistan, Corea).<\/p>\n<p>Passato dall\u2019essere una colonia inglese allo status di nazione indipendente (ancorch\u00e9 legata al Regno Unito dal Commonwealth), Canada e Paesi europei hanno quindi da sempre condiviso i valori essenziali di libert\u00e0 e democrazia.<\/p>\n<p>Per quello che riguarda l\u2019Italia, in Canada \u00e8 presente una numerosa e influente Comunit\u00e0 Italiana che conta oltre 1.500.000 connazionali. La tipologia e i numeri dell\u2019immigrazione italiana in Canada hanno subito profonde variazioni: da quella, numerosissima, dell\u2019inizio del ventesimo secolo ad una stasi durante gli anni del fascismo per poi crescere prepotentemente nel secondo dopo guerra. Negli ultimi 25 anni l\u2019immigrazione italiana in Canada ha visto protagonisti scienziati, studiosi, professionisti, imprenditori e tecnici al seguito delle aziende investitrici, tutte qualificazioni professionali che, unitamente ai tantissimi italiani che hanno avuto successo in anni veramente difficili e penosi, hanno reso il nostro Paese conosciuto, amato, con una positiva reputazione.<\/p>\n<p>Tali legami, economici, sociali e culturali non potevano che rendere ancora pi\u00f9 saldi i rapporti politici: Italia\/UE e Canada sono infatti accanto gli uni agli altri in numerose Azioni, Accordi e Intese tra cui si segnalano:<\/p>\n<ul>\n<li>Partecipazione al G7\/, G20;<\/li>\n<li>Partecipazioni congiunte a tutte le missioni militari all\u2019estero (Afghanistan, Iraq, Ucraina per citare le principali);<\/li>\n<li>Canada e Italia, gi\u00e0 prima dell\u2019APS e del CETA, erano legale da un importante accordo strategico (accordo quadro 1976) e da altrettanto importanti accordi economici e commerciali;<\/li>\n<li>L\u2019Italia rappresenta gli interessi del Canada in Iran (2012);<\/li>\n<li>L\u2019Italia \u00e8 membro osservatore del Consiglio Artico anche perch\u00e9 fortemente voluta dal Canada (2013);<\/li>\n<li>Il Canada, oltre ad essere membro dell\u2019Agenzia spaziale europea, ha concluso con l\u2019Italia un protocollo d\u2019intesa per cooperare nell\u2019esplorazione e nell\u2019utilizzo dello spazio per scopi pacifici (2021);<\/li>\n<li>Canada e UE hanno un\u2019intesa strategica sullo sfruttamento dei minerali critici (2022);<\/li>\n<li>Italia e Canada, in applicazione del CETA, hanno concluso un Accordo sulla Mobilit\u00e0 Giovanile e Immigrazione d\u2019Affari (2022).<\/li>\n<li>Salvi ulteriori legami di diversa natura come la stretta collaborazione nei settori della ricerca scientifica e in generale nei rapporti, numerosissimi, tra Universit\u00e0 Italiane e Canadesi in tutti i campi del sapere.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Agli Accordi, Intese e Collaborazioni sopra elencate, alcune delle quali nate proprio dopo e in conseguenza dell\u2019entrata in vigore del CETA, vanno poi aggiunti anche i nuovi obiettivi che UE e Canada si prefiggono e che sono emersi all\u2019esito del Summit UE -Canada di recente svoltosi a St. John\u2019s dove, oltre a ribadire i principi generali che sono alla base della cooperazione tra le due entit\u00e0, hanno individuato nuove aree di collaborazione come la creazione di una Green Alliance e il lancio di una digital partnership oltre ad aver \u00a0portato a termine le negoziazioni per la partecipazione del Canada aii programmi Horizon.<\/p>\n<p><span style=\"color: #c0392b;\"><b>L&#8217;ACCORDO DI PARTERNARIATO STRATEGICO<\/b><\/span><\/p>\n<p>Nel 2016 UE e Canada hanno sottoscritto due importanti accordi, di carattere strategico l\u2019uno, Accordo di Partenariato Strategico (SPA), e un accordo economico e commerciale l\u2019altro (CETA &#8211; Comprehensive Economic and Trade Agreement). Il CETA, quindi rappresenta la parte economica di un Accordo di ben pi\u00f9 ampio respiro e portata strategica che \u00e8, appunto, l\u2019Accordo di Partenariato Strategico. L\u2019APS, (il precedente accordo \u00e8 del 1976), intende potenziare, ampliandone le competenze, la cooperazione bilaterale in tutti i settori nei quali si estrinsecano le attivit\u00e0 di UE, Italia e Canada: pace e sicurezza internazionale, lotta al terrorismo, cybersecurity, gestione delle crisi, sicurezza marittima, tutela del lavoro, ricerca scientifica, ambiente, energia, sviluppo sostenibile, diritti della persona, gestione dell\u2019Artico e altro.<\/p>\n<p>L\u2019APS e il CETA rappresentano quindi lo strumento pi\u00f9 idoneo a creare un ancor pi\u00f9 stretto legame tra due realt\u00e0 che condividono tutti i principi posti alla base delle rispettive societ\u00e0.<\/p>\n<p>In particolare, il momento storico nel quale avviene questa riflessione conferma la bont\u00e0 dell\u2019iniziativa a suo tempo assunta da Canada e UE. A seguito del conflitto in Ucraina e le gravi tensioni nel Medio Oriente la necessit\u00e0 di avere relazioni certe e durature con Paesi con i quali si condividono da sempre metodi e obiettivi \u00e8 una assoluta necessit\u00e0.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che nel recente summit tenuto a St. John\u2019s e in particolare nella EU-Canada Green Alliance, SPA e CETA sono stati richiamati esplicitamente come gli strumenti che rappresentano il presupposto e lo strumento sul quale si basano e saranno consolidati i rapporti tra UE e Canada.<\/p>\n<p><strong>IL CETA<\/strong><\/p>\n<p>Il CETA nasce da una iniziativa canadese, pi\u00f9 precisamente da una intuizione dell\u2019allora Premier del Quebec, M. Charet. Dopo una tiepida accoglienza in Canada, ottenuta l\u2019adesione delle altre Province, iniziarono le negoziazioni che si conclusero dopo circa 7 anni di intense negoziazioni alle quali, in tempi e con modalit\u00e0 diverse, sono stati chiamati a partecipare tutti i soggetti che a vario titolo erano in qualche modo interessati alle materie disciplinate nel trattato.<\/p>\n<p>Il CETA, nella sua versione definitiva, approvato dal Canada e, fino ad oggi ratificato da vari Paesi europei (Austria, Croazia, Rep. Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Romania, Slovacchia, Spagna, Svezia, in Francia \u00e8 stato ratificato solo dall\u2019Assemblea Nazionale) \u00e8 un accordo globale, non un semplice accordo commerciale che agisce sui dazi doganali: oltre ad aver raggiunto tale obiettivo (i dazi comunque, tra Italia e Canada non erano, in media, cos\u00ec rilevanti), disciplina tutti i settori in cui si articola l\u2019attivit\u00e0 economica e commerciale: oltre infatti \u00a0alla eliminazione dei dazi, vengono regolati i settori farmaceutico, automotive, propriet\u00e0 intellettuale, investimenti, appalti, equiparazione delle certificazioni, riconoscimento qualifiche professionali e molti altri, elementi tutti che hanno fatto del CETA un accordo cos\u00ec detto di nuova generazione sul quale si sono poi basati tutti gli altri accordi bilaterali conclusi dalla UE (Giappone, Nuova Zelanda e altri).<\/p>\n<p>A sei anni di distanza dalla sua entrata in vigore, i risultati prodotti dal CETA sia per il Canada sia per la UE, e in particolare per l\u2019Italia, sono, in termini numerici, positivi.<\/p>\n<p>\u00c8 questo un dato certo e non contestato.<\/p>\n<p>A tale proposito occorre ricordare come il periodo trascorso dall\u2019 entrata in vigore (provvisoria) ad oggi sia stato funestato, a tacer d\u2019altro, dai negativi effetti della pandemia che ha colpito il commercio internazionale ad ogni livello per circa due anni: ciononostante i risultati del CETA, sono caratterizzati da una ampia ed evidente positivit\u00e0.<\/p>\n<p>Altro elemento di cui tenere conto \u00e8 che, in considerazione della diffidenza, se non aperta ostilit\u00e0, con la quale \u00e8 stato accolto l\u2019Accordo, sullo stesso non \u00e8 stata svolta alcuna azione di divulgazione e valorizzazione per favorirne l\u2019uso da parte degli operatori e, ciononostante, l\u2019Accordo ha prodotto non contestati effetti positivi.<\/p>\n<p>Non \u00e8 questa la sede per un\u2019analisi settoriale dei dati relativi ai primi sei anni di CETA: quello che vale rilevare \u00e8 che tutti i settori hanno riscontrato una crescita con numeri diversi, anche a doppia cifra. Il dato globale vede una crescita di oltre il 60% in sei anni, dato non contestato.<\/p>\n<p>Anche chi, sin da prima dell\u2019entrata in vigore dell\u2019Accordo, e anche successivamente, ha manifestato decisa opposizione al CETA, \u00e8 stato costretto a riconoscere la positivit\u00e0 dei risultati raggiunti.<\/p>\n<p><strong>QUESTIONI APERTE<\/strong><\/p>\n<p>Il dibattito attorno al CETA, malgrado i positivi risultati, comunque, non si \u00e8 placato. Ancora si discute relativamente agli stessi temi che avevano a suo tempo suscitato fortissime perplessit\u00e0.<\/p>\n<p>A questo proposito occorre svolgere alcune osservazioni preliminari. Il CETA \u00e8 entrato in vigore in via provvisoria perch\u00e9 \u00e9 stato considerato un accordo misto, e come tale necessariamente sottoposto alla ratifica degli Stati membri. Perch\u00e9 misto? Misto perch\u00e9 nell\u2019accordo erano (e sono) previste disposizioni relative a materie che sono fuori dalla competenza diretta della UE, rientrando invece nella competenza dei singoli Stati membri. Si tratta delle norme relative agli Investimenti indiretti (c.d. investimenti di portafoglio), al nuovo sistema per la risoluzione delle controversie tra Stato e investitore e alla possibilit\u00e0 prevista per le aziende di partecipare alle gare di appalto pubblici reciprocamente bandite.<\/p>\n<p>Gli argomenti dei quali molto si \u00e8 discusso, e tuttora si discute (IG, settore caseario, e altri), si riferiscono quindi a materie che, in realt\u00e0, in assenza delle disposizioni sopra citate, sarebbero state, anzi sono, definitivamente in vigore, senza possibilit\u00e0 di essere modificate se non attraverso il complesso sistema di revisione del Trattato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il voler sottoporre a censura aspetti del Trattato in realt\u00e0 incontrovertibili e che non hanno dato causa alla natura c.d. mista dell\u2019Accordo appare operazione invero surrettizia.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 detto, le principali questioni tuttora aperte, sulle quali ancora non c\u2019\u00e8 totale convergenza, riguardano:<\/p>\n<ul>\n<li>Identificazioni geografiche<\/li>\n<li>Settore caseario<\/li>\n<li>Importazioni di grano canadese.<\/li>\n<li>Sistema di risoluzione delle controversie.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Un ulteriore riflessione preliminare \u00e8 necessaria: un Accordo bilaterale (e a maggior ragione per un accordo comprensivo quale \u00e8 il CETA) nasce all\u2019esito di una complessa negoziazione e quindi rappresenta il raggiungimento di un compromesso nel quale, come \u00e8 ovvio, si sono dovute fare reciproche concessioni per raggiungere altri obiettivi e questo \u00e8 un assunto che, appunto, vale sia per la UE sia per il Canada (si \u00e8 trattato del primo trattato bilaterale c.d. di nuova generazione).<\/p>\n<p><strong>INDICAZIONI GEOGRAFICHE<\/strong><\/p>\n<p>Il CETA ha consentito il riconoscimento di 41 IG italiane pari a oltre il 90 % del valore delle esportazioni di IG italiane in Canada.<\/p>\n<p>Il fatto che il Canada abbia riconosciuto (e quindi sottoposto a tutela) le IG europee \u00e8 un grande successo del CETA (dell\u2019esperienza maturata in occasione del CETA ne hanno tratto beneficio anche gli altri Accordi bilaterali successivamente conclusi dalla UE e strutturati sullo schema del CETA tra cui quello concluso con la Nuova Zelanda che peraltro, anch\u2019esso, prevede il riconoscimento di un limitato numero di IG europee).<\/p>\n<p>Il Canada, infatti, adotta un sistema di protezione dei segni di riconoscimento dei prodotti alimentari non basato sulle IG ma sul marchio. Ci\u00f2 significa che, fino all\u2019entrata in vigore del CETA, se in Canada erano venduti prodotti alimentari identificati con marchi (rgi\u00e0 registrati) in conflitto con IG europee, queste ultime non potevano essere importate (e vendute) in Canada con la loro denominazione (IG) originaria; il prodotto (IG) europeo poteva essere eventualmente venduto con denominazioni generiche e quindi non correttamente identificative del prodotto e della sua qualit\u00e0, con gravi ripercussioni negative sul prezzo e quindi sulla sua profittevole diffusione.<\/p>\n<p>Nelle negoziazioni che hanno portato alla sottoscrizione del CETA si \u00e8 raggiunto l\u2019incredibile obiettivo di far accettare alla controparte canadese il sistema dele IG cos\u00ec come strutturato in Europa, con il conseguente riconoscimento, da parte del Canada, di 41 IG italiane, pari, come detto, a oltre il 90 % del valore delle esportazioni di IG italiane in Canada. Prodotti mai esportati in Canada hanno quindi avuto la possibilit\u00e0 di essere esportati, venduti e protetti in Canada con la propria reale denominazione (nell\u2019elenco CETA riservato alle IG canadesi riconosciute nella UE non compare alcuna denominazione e ci\u00f2 a riprova della estraneit\u00e0, per il Canada, del sistema delle IG, quanto meno all\u2019epoca della conclusione dell\u2019accordo.<\/p>\n<p>A tale incontestabile successo si \u00e8 opposto che le IG riconosciute nell\u2019elenco CETA fossero poche (nel numero) rispetto a quelle esistenti in Italia (e nella UE).<\/p>\n<p>A parte la circostanza, sottaciuta o sottovalutata, relativa al fatto che l\u2019elenco CETA pu\u00f2 essere aggiornato con inclusione di nuove IG (bench\u00e9 naturalmente trattandosi di una modifica dell\u2019Accordo sconta tempi e procedure complesse), a risolvere la questione \u00e8 intervenuta la nuova legge canadese sulla Propriet\u00e0 Intellettuale. Tale normativa ha strutturato, in Canada, un sistema di riconoscimento delle IG non incluse nel CETA basato su una procedura di carattere amministrativo (accessibile on line e dal costo irrilevante) in virt\u00f9 della quale IG europee, riconosciute nei rispettivi Paesi di origine, ma non incluse nell\u2019elenco CETA, possono essere riconosciute e tutelate in Canada al pari di quelle indicate dal CETA. Ad oggi sono 11 le IG italiane, non incluse nel CETA, che hanno beneficiato di tale opportunit\u00e0 (pi\u00f9 di ogni altro Paese europeo) (si tratta dei seguenti prodotti: Prosciutto di Carpegna, Salame Piacentino, Coppa Piacentina, Pancetta Piacentina, Piave, Stelvio\/Stilfser, Finocchiona, Piadina Romagnola, Piada Romagnola, Salame Felino, Vermouth di Torino.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente quindi che il riconoscimento delle IG europee in ambito CETA \u00e8 stato un importante successo per i negoziatori UE, ulteriormente rafforzato dalla possibilit\u00e0 offerta alla IG europee dalla nuova normativa canadese sopra descritta.<\/p>\n<p><strong>SETTORE CASEARIO<\/strong><\/p>\n<p>Si tratta di un settore molto delicato.<\/p>\n<p>Il Canada e in particolare la Provincia del Quebec hanno un\u2019importante produzione casearia pi\u00f9 che sufficiente a soddisfare il fabbisogno nazionale tant\u2019\u00e8 che prima dell\u2019entrata in vigore del CETA l\u2019importazione di prodotti caseari aveva una forte barriera all\u2019ingresso con la determinazione di quote di importazione piuttosto basse (si tenga conto altres\u00ec del fatto che il rapporto tra popolazione canadese ed europea \u00e8 di 1 a 10).<\/p>\n<p>Il capitolo relativo al settore caseario ha quindi formato oggetto di complesse negoziazioni, all\u2019esito delle quali si \u00e8 giunti ad un compromesso che se da un lato ha di molto aumentato le quote di importazione (triplicandole), dall\u2019altro ha visto strutturare, in Canada, un articolato sistema di importazione. E\u2019 opportuno rilevare che ognuno ha i suoi problermi: l\u2019aumento delle quote di importazione di prodotti caseari ha creato non pochi problemi al Governo Canadese che \u00e8 dovuto intervenire riconoscendo agli operatori del settore facilitazioni indirette a sostegno delle produzioni locali).<\/p>\n<p>Con il CETA il quantitativo di prodotti caseari importabili in Canada si \u00e8 triplicato e di tale aumento l\u2019Italia ne ha ampliamente beneficiato. Il combinato disposto relativo da un lato al riconoscimento delle IG (tra cui molti importanti formaggi, di elevato valore economico) e dall\u2019altro all\u2019aumento delle quote, ha provocato una vera impennata nelle esportazioni di formaggi italiani in Canada. Occorre comunque tenere presente che si tratta pur sempre di prodotti che proprio per l\u2019elevata qualit\u00e0 (e il correlato elevato costo) possono subire effetti negativi anche correlati all\u2019andamento della economia, bench\u00e9, all\u2019esito dei primi sei anni, i valori delle esportazioni di prodotti caseari italiani in Canada \u00e8 fortemente cresciuto.<\/p>\n<p>Del resto, e questa \u00e8 una considerazione che vale per tutti i prodotti, alimentari e non: l\u2019esistenza di un accordo bilaterale non significa di per s\u00e9 solo che aumentino le vendite. Occorre comunque agire, formando e preparando gli operatori affinch\u00e9 traggano dagli accordi commerciali il massimo vantaggio. Partendo da questo assunto il CETA, malgrado l\u2019ostracismo con il quale \u00e8 stato accolto e la totale assenza di attivit\u00e0 di formazione, ha espresso risultati inimmaginabili.<\/p>\n<p><strong>IMPORTAZIONE DI GRANO CANADESE<\/strong><\/p>\n<p>Si sostiene che il Canada utilizzerebbe, in agricoltura, sostanze vietate dalla UE ed in particolare si fa esplicito riferimento all\u2019utilizzo di un erbicida (glifosato) nel ciclo della produzione del grano.<\/p>\n<p>L\u2019utilizzo del glifosato in uno o pi\u00f9 fasi della produzione del grano \u00e8 argomento delicato sul quale la UE esercita un costante e attento controllo.<\/p>\n<p>Nel luglio del 2023 l\u2019EFSA ha adottato un parere, di fatto positivo seppure con riserva, per il rinnovo della autorizzazione (per 10 anni) all\u2019uso del glifosato in agricoltura sulla base del quale per\u00f2 non \u00e8 ancora pervenuta l\u2019approvazione da parte dell\u2019apposito Comitato (Standing Committee on Plants, Animals, Food and Feed). Al momento in cui viene redatto il presente elaborato, l\u2019apposito Comitato non ha, appunto, ancora preso la decisione sull\u2019autorizzazione al rinnovo (o meno) dell\u2019utilizzo del glifosato, pronuncia che, comunque, dovrebbe essere presa entro il 14 dicembre dato che l\u2019autorizzazione scadr\u00e0 il giorno 15 dicembre.<\/p>\n<p>Quanto sopra a conferma dell\u2019estrema attenzione con la quale la UE monitora il tema che, occorre sottolineare, \u00e8 a s\u00e9 stante e solo marginalmente riguarda il CETA.<\/p>\n<p>Se infatti \u00e8 vero che il grano prodotto in Canada viene, in una determinata fase, trattato con il glifosato (nei limiti di quanto previsto e autorizzato dalla UE), \u00e8 altrettanto vero che il CETA non impone ai Paesi europei l\u2019acquisto del grano canadese, come peraltro di nessun altro bene, alimentare e non, prodotto in Canada.<\/p>\n<p>A riprova di quanto qui riportato \u00e8 la circostanza che nel 2017,2018 e 2019 e quindi dopo l\u2019entrata in vigore del CETA, probabilmente anche in conseguenza della intensa pubblicit\u00e0 (negativa) del quale \u00e8 stato fatto oggetto il grano candese, la sua importazione da parte dell\u2019Italia (storicamente il primo acquirente di grano canadese) si \u00e9 drasticamente ridotta.<\/p>\n<p>In altre parole, il CETA non \u00e8 in grado di condizionare gli acquisti dei prodotti canadesi (o europei) che rimangono sottoposti alla legge del mercato. In proposito vale la pena ricordare che la vigente normativa europea in materia di etichettatura (Regolamento UE 1169\/2011 e il successivo Regolamento 775\/2018) ha introdotto, tra gli altri, l\u2019obbligo della indicazione della provenienza degli ingredienti dei prodotti: ci\u00f2, in coincidenza con la pubblicit\u00e0 negativa data al grano canadese, pu\u00f2 aver prodotto la contrazione delle importazioni di grano canadese di cui si \u00e8 fatto poc\u2019anzi menzione.<\/p>\n<p>Non sussistono quindi i rischi da pi\u00f9 parti paventati al momento dell\u2019entrata in vigore dell\u2019Accordo, e ancora oggi riproposti, vale a dire che il CETA avrebbe consentito l\u2019ingresso nella UE di prodotti alimentari non in linea con gli standards qualitativi previsti dalla medesima UE.<\/p>\n<p>Nei sei anni di vigenza dell\u2019Accordo nessun prodotto non in linea con le norme UE ha fatto ingresso semplicemente perch\u00e9 la normativa europea non lo consentirebbe.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 apparire, quella offerta, una risposta semplice ad un argomento volutamente reso complesso ma tant\u2019\u00e8, e per la conferma di quanto sostenuto si invita alla lettura dello Strumento Interpretativo Comune, pure oggetto della legge di ratifica, che ne offre chiara dimostrazione agli Art. 1 d) ed e).<\/p>\n<p><strong>SISTEMA DI RISOLUZIONE DELLE CONTROVERSIE STATO-INVESTITORE<\/strong><\/p>\n<p>Vale la pena ribadire ancora una volta che la scelta di considerare il CETA un accordo misto, con la conseguente necessit\u00e0 di procedere alla sua ratifica da parte degli Stati membri, \u00e8 dipesa solo dal prevedere, il CETA, oltre alle disposizioni in materia di investimenti indiretti e regole sulla partecipazioni agli appalti pubblici, un nuovo sistema di risoluzione delle controversie tra Stato e Investitore, basato su una Corte Arbitrale con relative regole di composizione e procedurali.<\/p>\n<p>Sul tema degli Investimenti indiretti e sulla partecipazione alle gare di appalto non si sono sollevate critiche (la disciplina appalti del CETA \u00e8 sostanzialmente identica alla normativa europea sugli appalti): la lettura dello Strumento Interpretativo comune \u00e8, anche in questo caso, di per s\u00e9 solo in grado di sciogliere ogni dubbio sulla legittimit\u00e0 di quanto previsto nel CETA. A tale proposito si fa esplicito richiamo a quanto previsto nel Preambolo (art.1), al reciproco diritto a legiferare (art. 2), alla disciplina sui servizi pubblici (art.4), salvo altri aspetti (previdenza e assicurazioni sociali, (art.5), protezione degli investimenti (art.6), commercio e sviluppo sostenibile (art.7), protezione del lavoro (art. 8) e dell\u2019ambiente (art. 9).<\/p>\n<p>Se il sistema di risoluzione delle controversie (e gli altri due temi) non fosse stato inserito nel CETA, quest\u2019ultimo sarebbe divenuto pienamente operativo nel 2017 e nessuna delle questioni di cui si \u00e8 trattato supra avrebbero formato oggetto di discussione.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 detto, anche l\u2019argomento in esame deve ritenersi comunque superato.<\/p>\n<p>Nel 2019, su sollecitazione della Vallonia, la Corte di Giustizia europea, in seduta plenaria, ha emesso un Parere (1\/17, per sua natura vincolante) con il quale, all\u2019esito di una lunga e articolata motivazione, nella quale la Corte ha ben chiarito e soprattutto definito i limiti di competenza della Corte arbitrale, ha concluso affermando che il sistema di risoluzione delle controversie previsto al Capo VIII del CETA \u00e8 compatibile con il diritto primario dell\u2019Unione, con ci\u00f2 chiarendo che il detto sistema non \u00e8 in grado di alterare il potere giurisdizionale dei singoli Stati n\u00e9 della medesima Unione.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiunga quanto previsto, sempre nello Strumento Interpretativo Comune dove, all\u2019art.6 d) viene risolto uno dei temi pi\u00f9 delicati a suo tempo sollevati, chiarendo che per ricorrere alla Corte Arbitrale ex CETA \u00e8 richiesto\u00a0<em>\u201cun effettivo legame economico con le economie del Canada o dell\u2019Unione europea affinch\u00e9 un\u2019impresa benefici dell\u2019accordo e impedisce a societ\u00e0 di comodo o di copertura stabilite in Canada o nell\u2019Unione europea da investitori di altri paesi di ricorrere contro il Canada o l\u2019Unione europea e i suoi Stati membri\u201d\u00a0\u00a0<\/em>(Joint Interpretative Instrument on the Comprehensive Economic and Trade Agreement between Canada and the European Union and its Member States (2017), Official Journal L11, 1 June, p. 4.).<\/p>\n<p><strong>CONCLUSIONI<\/strong><\/p>\n<p>In conclusione, il CETA, eliminato l\u2019unico, reale ostacolo che poteva opporsi alla piena esecutivit\u00e0 (questione relativa alla giurisdizione della Corte Arbitrale), ha ben superato tutti gli esami a cui \u00e8 stato sottoposto.<\/p>\n<p>Se si considera la pessima pubblicit\u00e0 di cui ha goduto e, soprattutto, la scarsa attenzione che gli \u00e8 stata attribuita, con la conseguente totale assenza di azioni di promozione, divulgazione e formazione in favore degli operatori, il CETA ha prodotto ottimi risultati.<\/p>\n<p>Il costante monitoraggio di cui il CETA \u00e8 stato e sar\u00e0 oggetto da parte delle Commissioni bilaterali, appositamente costituite, garantisce la sua corretta e costante implementazione. Implementazione, si badi bene, non modifica dell\u2019accordo che \u00e8 cosa ben diversa e pi\u00f9 complessa e articolata. Vale la pena di aggiungere a tale considerazione una ulteriore, legata allo status attuale del CETA che condiziona e impedisce, quasi paradossalmente, ogni modifica: l\u2019assenza della ratifica da parte di tutti gli Stati membri impedisce ogni cambiamento. Dal momento che alcuni Stati hanno ratificato e altri no, ci\u00f2 non consente alle parti, pur volendo, di modificare il CETA, eventualmente integrandolo, disciplinando materie non considerate nella prima stesura dell\u2019Accordo (si pensi ai temi legati all\u2019IA e alle c.d. terre rare, temi di grande attualit\u00e0 e altrettanto notevole rilevanza strategica ed economica).<\/p>\n<p>Il tema delle relazioni economiche e commerciali tra UE e Canada sar\u00e0 sempre aperto, come lo \u00e8 in tutti gli accordi bilaterali, perch\u00e9, come \u00e8 naturale, ciascuna delle parti, nell\u2019ambito della naturale competizione, cercher\u00e0 di trarre il massimo profitto dallo strumento posto in essere e di questioni aperte continueranno ad esistere.<\/p>\n<p>Si pensi, da parte canadese, al citato complesso sistema che regola le importazioni di prodotti caseari in Canada, alla nuova normativa canadese in materia di etichettatura (Front Of Pack \u2013 FOP &#8211; tale nuovo sistema di etichettatura sta provocando non poche polemiche all\u2019interno del Canada acuendo i contrasti tra Autorit\u00e0 e Industria Casearia per le ripercussioni negative che il nuovo sistema di etichettature potrebbe produrre) e,\u00a0\u00a0a monte, le nuove norme in tema di rules of origin cos\u00ec come disciplinate dal USMCA. Da parte europea, il nuovo Regolamento Europeo in materia di etichettatura e, \u00a0per quanto riguarda l\u2019Italia, alla nuova normativa \u201cMade in Italy\u201d che a sua volta, per i prodotti agro-alimentari, contiene varie previsioni volte alla miglior tutela di tali prodotti agendo, tra l\u2019altro sulla etichettatura (NutrInform Battery), sulla tracciatura alla fonte, sulla istituzione di un marchio ufficiale anticontraffazione, solo per citare alcune delle previsioni (la normativa \u201cmade in Italy\u201d tra l\u2019altro ben potrebbe contrastare il fenomeno dell\u2019\u201dItalian sounding\u201d).<\/p>\n<p>Il futuro nei rapporti tra UE e Canada \u00e8 appena iniziato. Il Summit di St. John\u2019s ha confermato gli eccellenti rapporti tra UE e Canada, rinnovando il reciproco impegno ad una intensa e sempre pi\u00f9 ampia cooperazione. \u00a0La rilevanza di tale cooperazione nell\u2019attuale contesto internazionale \u00e8 evidente, basti pensare che il Canada \u00e8 tra i giganti dell\u2019energia con la seconda riserva al mondo di petrolio oltre a imponenti giacimenti di Uranio, Rame, Zinco, Piombo, Gas naturale e materiali critici, in prima linea nello studio e utilizzo dell\u2019idrogeno, campione nelle tematiche connesse all\u2019utilizzo della intelligenza artificiale in tutte le sue applicazioni.<\/p>\n<p>Tutti questi elementi dovrebbero indurre tutti e segnatamente il Parlamento italiano, chiamato a decidere sulla ratifica, ad assumere decisioni mature e lungimiranti.<\/p>\n<p>Per gentile concessione dell&#8217;Avv. Paolo Quattrocchi riportiamo l&#8217;articolo apparso su <a href=\"https:\/\/www.centrostudi-italiacanada.it\/articles\/in-vista-della-decisione-sulla-ratifica-del-ceta\">Centro Studi Italia Canada<\/a>.<\/p>\n<p><strong>Paolo Quattrocchi<\/strong>,\u00a0<strong>avvocato,\u00a0<\/strong>da 20 anni si occupa di\u00a0<strong>internazionalizzazione delle imprese<\/strong>\u00a0con focus specifico sul\u00a0<strong>Canada<\/strong>.<br \/>\n<strong>Fondatore e Direttore del Centro Studi Italia Canada<\/strong>, si occupa del\u00a0<strong>CETA<\/strong>\u00a0gi\u00e0 da prima della conclusione e sottoscrizione dell\u2019Accordo.\u00a0Vice Presidente della\u00a0<strong>Camera di Commercio Italiana in Canada Ovest,\u00a0<\/strong>Presidente di\u00a0<strong>Confassociazioni Canada<\/strong>,\u00a0<strong>autore del libro\u00a0<em>Canada: Storie, Visioni e Sfide di un laboratorio del futuro<\/em>.<\/strong><\/p>\n<p>Fonte: Centro Studi Italia Canada, Avv Paolo Quattrocchi , news@icpartners.it<\/p>\n<p>Guarda Export Talks &#8211; 30 min sul canale YouTube<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"YouTube video player\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/FKafNssSdLs?si=rPSz0HDQ0QpKGfqr\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ascolta Export Talks &#8211; 30 min sul canale Spotify<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" style=\"border-radius: 12px;\" src=\"https:\/\/open.spotify.com\/embed\/episode\/28WBNAD6RJnxmouHFkg34E?utm_source=generator\" width=\"100%\" height=\"352\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;articolo \u00e8 ospitato su Centro Studi Italia Canada dove \u00e8 possibile leggere la versione integrale. 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