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Il WTO rischia di essere paralizzato – IC & Partners
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Il WTO rischia di essere paralizzato

Sin dal suo insediamento alla Casa Bianca, Donald Trump, ha avviato la battaglia contro il World Trade Organization, WTO (l’Organizzazione Mondiale del Commercio, OMC).

Fondato nel 1995 per supervisionare e regolamentare gli accordi commerciali tra i 164 stati membri, il WTO oggi rischia di essere paralizzato, in quanto gli USA hanno bloccato negli ultimi mesi la nomina di quattro nuovi membri della Corte d’appello, che ha l’ultima parola sulle controversie internazionali tra gli Stati membri, lasciando che il tribunale fosse composto da soli tre giudici, il minimo richiesto per giudicare i casi.

L’11 dicembre il mandato di due componenti della Corte è scaduto: questo significa che nessun nuovo caso potrà essere giudicato dal tribunale (quelli vecchi continueranno a essere gestiti dai giudici in uscita), lasciando in un limbo legale le controversie tra Stati.

Questo, chiaramente, potrà causare una escalation delle guerre commerciali. Trump, per esempio, potrà imporre dazi senza temere l’opposizione del WTO, come di fatto sta già facendo.

Ma perché Trump ha adottato questa linea?

Trump ha accusato più volte il WTO di danneggiare gli Stati Uniti e propendere per gli altri Paesi (ed in special modo per la Cina) quando decide sulle dispute tra i membri. In realtà, secondo un’analisi condotta dall’Istituto universitario europeo, gli Stati Uniti hanno la percentuale di dispute aperte e vinte più alta di tutti, pari al 70%; come querelati, hanno vinto il 42% delle volte, sempre più di tutti gli altri Stati. Dunque carte alla mano sembrerebbero dare torto a Trump.

In ogni caso l’11 dicembre 2019, il WTO ha perso un pezzo importante: non esiste più un organo indipendente, riconosciuto da tutte le parti, che possa dirimere le dispute tra stati membri e come scrive il New York Times, «l’assenza del principale arbitro del commercio internazionale potrebbe trasformare il consueto processo di risoluzione delle dispute internazionali in un liberi-tutti e aprire così la strada a una guerra dei dazi».

Tuttavia, la fine di uno degli elementi fondanti del WTO non implica la fine del sistema di commercio multilaterale. 

Tutte le regole esistenti continueranno a restare in vigore: infatti i benefici del libero scambio, la clausola della nazione più favorita, l’accordo sugli scambi di servizi, non sono oggetto di contestazione

Ciò che è cambiato è “solo” che la loro applicazione sarà fatta rispettare in modo più imperfetto di prima.

I membri del WTO stanno intanto discutendo su come gestire la scomparsa della Corte d’Appello: alcuni propongono di mettere in piedi un processo di appello informale, molti invece sperano che la Corte d’Appello venga riportata in vita quando scadrà la presidenza di Trump.

Quest’ultimo dal canto suo si è già comportato come se il WTO non esistesse: ha imposto dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio di Canada, Europa, Giappone, Argentina e Brasile e ha avviato con la Cina una lunga e dannosa guerra commerciale. Quest’ultima causa di un funzionamento compromesso del WTO a detta di Trump ma anche di altri stati membri.

Il WTO era stato fondato da funzionari europei e statunitensi per favorire l’apertura e il funzionamento dei mercati internazionali, regolare il commercio e promuovere la stabilità; aiutava gli stati membri a stipulare i trattati commerciali e ne risolveva le dispute. La Cina entra nel WTO nel 2001 ma il WTO da subito fece fatica a scrivere gli accordi commerciali e a trovare un compromesso tra membri molto lontani tra loro come la Cina e gli Stati Uniti, l’Afghanistan e l’India.

L’arrivo della Cina da un lato ha aperto nuove opportunità nei mercati globali e danneggiato gli Stati Uniti, obbligandoli a una nuova concorrenza; dall’altro ha mostrato l’inadeguatezza delle regole del WTO nell’affrontare l’economia cinese, che si basa sulla feroce competizione delle aziende private e su un massiccio e imprescindibile sostegno statale.

Il rischio di indebolire il sistema del commercio internazionale preoccupa soprattutto le nazioni più piccole e più povere, che temono di ritrovarsi in balia delle decisioni dei paesi più ricchi e influenti, come gli Stati Uniti e la Cina. Anche l’Unione Europea è molto critica, e mostra da sempre una ferma convinzione che il commercio internazionale venga regolato.

Fonte: elaborazione a cura di IC&Partners, info@icpartners.it

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