A Shanghai nasce l’organizzazione mondiale per la cooperazione sull’intelligenza artificiale
Shanghai si è trasformata, per quattro giorni, nel principale crocevia mondiale del dibattito sull’intelligenza artificiale. Dal 17 al 20 luglio 2026 la città ha ospitato la World Artificial Intelligence Conference (WAIC) 2026. Alla cerimonia di apertura ha preso parte il Presidente cinese Xi Jinping, che ha pronunciato il discorso inaugurale. Il documento conclusivo, la Dichiarazione del Presidente della Conferenza, fotografa l’intelligenza artificiale come una tecnologia che sta ridisegnando in profondità i modelli di sviluppo economico e sociale, con effetti destinati a segnare a lungo il cammino della civiltà umana. Il testo insiste su un equilibrio ricorrente: tra sviluppo e sicurezza, tra innovazione e regolamentazione, tra interessi nazionali e benessere collettivo. I principi guida richiamati sono la centralità della persona, l’intelligenza orientata al bene, l’equità, l’inclusività e una governance cooperativa.
Sul piano dello sviluppo tecnologico, la Dichiarazione indica l’innovazione come motore fondamentale e promuove un ecosistema guidato dalle imprese e dal mercato ma radicato nella ricerca e nel capitale umano, con forte enfasi sulla formazione di talenti dalle competenze insieme digitali e umanistiche. Viene rilanciato il modello “AI+”, ossia l’applicazione diffusa dell’intelligenza artificiale a industria, agricoltura, sanità, istruzione, trasporti, ambiente e pubblica amministrazione, fino all’idea di un’economia guidata da agenti intelligenti e da modelli di grandi dimensioni. Open source e apertura vengono presentati come vie maestre per uno sviluppo inclusivo, nel rispetto della proprietà intellettuale, mentre i dati sono riconosciuti come risorsa essenziale, da far circolare in modo sicuro e ordinato tutelando al contempo le informazioni personali.
Sul versante della sicurezza e della responsabilità, il testo assume toni più prudenziali. Si chiede un approccio orientato al rischio e a una “governance agile”, con sistemi di monitoraggio, allerta precoce e risposta alle emergenze, e con una gestione classificata e graduata. Le grandi imprese leader del settore sono chiamate a procedere con cautela nella ricerca, a dotare i modelli di frontiera delle necessarie misure di protezione e a prevenire i rischi sistemici, anche in ragione delle possibili minacce alle infrastrutture critiche — finanza, energia elettrica, telecomunicazioni, trasporti. Compaiono per la prima volta con un rilievo autonomo gli agenti intelligenti, per i quali si auspicano competenze decisionali e limiti comportamentali chiaramente definiti, meccanismi di tracciabilità delle azioni e di segnalazione dei rischi. Un punto è dedicato alla necessità di contrastare l’uso improprio dell’IA da parte del terrorismo, delle forze estremiste e della criminalità organizzata transnazionale. Il filo conduttore è ribadito senza ambiguità: l’intelligenza artificiale deve rimanere sempre sotto il controllo dell’uomo.
La Dichiarazione rivendica un “vero multilateralismo” imperniato sul ruolo centrale delle Nazioni Unite e mette in guardia dalla frammentazione delle regole; vengono evocate norme commerciali internazionali per l’IA, la stabilità delle catene industriali e di fornitura, l’accelerazione di standard di sicurezza ed etici con reciproco riconoscimento tra Paesi, e il rispetto della diversità storica e culturale. Trasversale a tutto il documento è l’attenzione al Sud globale: riduzione del divario digitale, sostegno alle capacità dei Paesi in via di sviluppo e collegamento esplicito con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile.
L’esito politicamente più rilevante della Conferenza è però la firma, avvenuta a Shanghai, dell’Accordo per l’istituzione dell’Organizzazione mondiale per la cooperazione sull’intelligenza artificiale (World Artificial Intelligence Cooperation Organization, WAICO). Si tratta, secondo quanto comunicato, della prima organizzazione internazionale intergovernativa al mondo dedicata specificamente all’intelligenza artificiale, e avrà il proprio quartier generale proprio nella metropoli cinese.
La WAICO si presenta all’insegna del principio del “bene comune e dell’inclusività”: obiettivo dichiarato è sostenere i Paesi del Sud del mondo nell’accelerare lo sviluppo dell’IA, rafforzarne le capacità in materia di innovazione, applicazione e governance e contribuire a colmare il divario tecnologico. Tra i principi fondanti, l’adesione agli scopi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite, il rispetto della sovranità degli Stati e della diversità delle civiltà, la parità di trattamento e la pratica del multilateralismo. L’organizzazione si dichiara aperta a tutti i Paesi e disponibile al dialogo con le altre istituzioni internazionali.
La scelta di Shanghai come sede di una nuova organizzazione intergovernativa segnala l’ambizione cinese di ritagliarsi un ruolo di primo piano nella definizione delle regole globali dell’IA, un terreno finora frammentato tra iniziative nazionali e regionali. Per l’osservatore europeo il confronto è quasi inevitabile con l’impianto normativo dell’Unione, incentrato sull’AI Act e su un approccio basato sul rischio già codificato in legge: la Dichiarazione di Shanghai condivide alcuni princìpi (approccio orientato al rischio, controllo umano, attenzione alle infrastrutture critiche) ma li colloca in una cornice diversa, più marcatamente orientata al multilateralismo onusiano e al sostegno del Sud globale.
Per imprese e professionisti che operano tra Europa e Cina, l’appuntamento di Shanghai va letto soprattutto come un indicatore di direzione: la spinta verso standard condivisi e “riconoscimento reciproco” tra Paesi, se realizzata, potrebbe nel tempo ridurre costi e barriere nella cooperazione tecnologica; l’insistenza su open source, circolazione dei dati e catene di fornitura stabili tocca invece nodi concreti per chi sviluppa o adotta soluzioni di IA su scala internazionale. Resta da vedere quanti e quali Paesi aderiranno effettivamente alla WAICO e con quale peso, elemento che sarà decisivo per misurarne l’impatto reale sulla governance globale dell’intelligenza artificiale.
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Fonte: elaborazioni a cura di IC&Partners Asia, ufficio Shanghai, news@icpartners.it
