La flat tax in Ungheria: effetti e vantaggi

La flat tax in Ungheria: effetti e vantaggi

Tra chi la ritiene il toccasana per le finanze pubbliche e chi invece la considera il principale strumento per favorire le disuguaglianze economiche, spesso si dimentica che la flat tax è realtà in molti paesi europei, soprattutto i paesi dell’Est Europa e anche in Ungheria.

 

In Ungheria la flat tax sui redditi personali é stata introdotta nel 2011, e già con la prima finanziaria  approvata dal governo conservatore di Viktor Orbán ha sostituito il precedente sistema proporzionale. È utile ricordare che le elezioni del 2010 videro un terremoto epocale nella politica ungherese: partiti storici scomparvero dal Parlamento, il Partito Socialista – al governo dal 2002 – uscì fortemente ridimensionato, e Fidesz conquistò una maggioranza schiacciante grazie a una campagna elettorale tarata sulle frustrazioni della media borghesia, a pezzi dopo la grande crisi del 2008.

 

Con un debito pubblico a livelli accettabili (80% del PIL nel 2010) la flat tax al 16% aveva lo scopo di rassicurare un elettorato disilluso e impoverito. L’intento era di ridurre il carico fiscale sulla classe media, anche con il rischio di accentuare le disuguaglianze, per poter incrementare i consumi e di riflesso aumentare il gettito dell’IVA, che giova ricordare è la più alta d’Europa (27%). Dopo 8 anni la flat tax sembra aver portato i risultati sperati.

 

Effetti della flat tax

Nel 2010 l’imposta personale versata era di 5,6 miliardi EURO mentre nel 2018 è prevista in 6,6  miliardi EURO, con un aumento del 18,2%. I consumi sono anch’essi in continua ascesa, dopo aver toccato il minimo di 19,9 miliardi EURO nel 2012 (ultimo anno della crisi iniziata nel 2008) sono risaliti fino ai 25,2 miliardi EURO del 2017 con un incremento di quasi il 27%. L’aumento più significativo si registra sull’IVA che dai 7,23 miliardi EURO del 2010 è passata a 12 miliardi del 2017 con un incremento del 66%, anche grazie ai maggiori controlli fiscali sulle società. Al fine di mitigare la maggiore critica alla flat tax, cioè il fatto di colpire i redditi più bassi, il governo – in modo poco friedmaniano – ha incrementato il reddito minimo legale  di un complessivo 50% tra il 2010 e il 2018, attenuando cosi l’impatto fiscale della flat tax.

 

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