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Le possibili implicazioni della Brexit per la Polonia – IC&Partners
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Le possibili implicazioni della Brexit per la Polonia

brexit

Dalla   nostra sede IC&Partners Poland

Una tematica attuale in questi ultimi mesi è la vicenda Brexit e il suo impatto sugli scenari politico-economici sui diversi paesi in Europa. Anche per la Polonia si possono prevedere delle implicazioni positive.

 

L’esito del referendum britannico ha infatti indotto molte società, soprattutto quelle operanti nel settore finanziario, a cercare nuovi headquarters in nazioni all’interno dell’UE così da garantire una continuità ai loro servizi. Importanti global player situati a Londra sono inoltre sotto la costante pressione di mantenere un’elevata redditività per gli investitori; ma per il raggiungimento di questi obiettivi la riorganizzazione delle operazioni interne e il taglio dei costi pianificato sono tra le strategie di punta.

Quali opportunità per la Polonia dopo la Brexit?

A fronte di questo scenario, la Polonia si qualifica come un ottimo candidato per la ridistribuzione di un importante numero posti di lavoro in vista della separazione del Regno Unito dall’ UE.

 

Se da un lato infatti nazioni come la Germania, la Francia e l’Irlanda saranno le destinazioni più plausibili per attività di investment banking, dall’altro la Polonia potrebbe primeggiare come hub per attività legate ai servizi finanziari e shared-services: ad esempio ruoli di middle office per la gestione del rischio di fondi di investimento, oppure per ruoli di carattere tecnologico nel settore delle telecomunicazioni. Per le grandi multinazionali, infatti, riallocare un numero ingente di posti di lavoro in Polonia consentirebbe un enorme risparmio dovuto al più basso livello del costo dei salari e a un più contenuto costo degli spazi ed uffici in generale, soprattutto se confrontato con le medie europee.

 

La Polonia è già ora un affermato centro di delocalizzazione per importanti Società: UBS AG ha uno dei due hub più grandi a livello mondiale a Cracovia; Goldman Sachs ha deciso di ampliare la propria sede a Varsavia, che conta oggi 300 dipendenti, di 200 impiegati nei prossimi 3 anni.

 

Secondo quanto riportato da stime di analisti, ben  30.000 di posti di lavoro basati a Londra potrebbero essere riallocati in Polonia.

 

Un altro caso da ricordare è quello di J.P. Morgan, che per il 2017 ha stabilito di spostare nel Centro-Est Europa fino a 2500 posti di lavoro, nella fattispecie a Varsavia. La grande banca di investimento sta considerando infatti la Polonia per la creazione di posizioni di back/middle-office per alcune delle sue operations.

 

Oltre alle implicazioni dall’estero, il governo polacco ha adottato un piano pluriennale di investimenti per rendere l’economia interna più competitiva, facendo affidamento sul capitale nazionale più che sugli investimenti esteri. Questo consentirebbe il ritorno in patria di molti dei polacchi attualmente stabiliti in Inghilterra: i polacchi rappresentano la comunità di immigrati più numerosa nel Regno Unito e questo implicherebbe il contro esodo di un considerevole quantitativo di forza lavoro.

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