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Le opportunità in Cina per i beni di consumo di fascia medio-alta – IC&Partners
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Le opportunità in Cina per i beni di consumo di fascia medio-alta

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Dalla nostra sede IC&partners Asia

 

Il mercato cinese dei prodotti di fascia medio-alta è in rapida evoluzione, non solo per il numero crescente di cinesi benestanti, ma anche perché le preferenze dei consumatori verso prodotti e marchi occidentali si stanno modificando.

 

In particolare, le misure anticorruzione introdotte dal Presidente Xi Jinping, non solo hanno drasticamente ridotto l’acquisto di regali di lusso, ma hanno anche spostato l’attenzione dei consumatori verso prodotti eleganti ma meno appariscenti. In ogni caso, si prevede che la Cina diventi, entro il 2020, il Paese con il più alto valore di spesa reale per consumi della classe media: un dato che conferma quanto sia importante che le imprese italiane rafforzino la loro presenza in questo mercato per poterne cogliere le crescenti opportunità nei prossimi anni.

 

Un provvedimento importante che ha interessato i beni di consumo di fascia medio-alta è stata la riduzione (in vigore dal 1° Giugno 2015) dei dazi doganali per le importazioni di beni di lusso, con tagli che arrivano fino al 50% sulle tariffe fino allora vigenti (il provvedimento ha riguardato soprattutto i settori dell’abbigliamento, delle calzature e dei cosmetici).

 

Questa misura è stata presa dal governo cinese anche per porre freno agli acquisti all’estero dei cittadini cinesi e stimolare gli acquisti in Cina (sacrificando una parte dei dazi doganali sui prodotti importati): per le imprese italiane che vendono beni di consumo di fascia medio-alta in Cina si tratta di un’opportunità importante perché stimola la domanda proveniente dal ceto medio cinese, già favorita da una costante crescita del reddito pro-capite (che continuerà anche nei prossimi anni).

 

I prodotti Made in Italy sono apprezzati dal consumatore cinese per qualità, ampiezza di gamma, design, stile, innovazione e artigianalità: spesso rappresentano un target di riferimento per i cinesi che seguono le tendenze della moda internazionale ed è realistico pensare che la domanda di prodotti italiani in Cina sia potenzialmente superiore alle attuali importazioni.

 

Per cogliere pienamente le opportunità di mercato presenti in Cina, le nostre aziende dovranno investire maggiormente nelle politiche di marketing e dedicare più risorse ai servizi di assistenza pre-vendita e post-vendita; dovranno anche cercare di cavalcare uno dei fenomeni recenti più importanti, ovvero il sempre maggiore uso di internet e smartphone da parte dei consumatori cinesi nell’acquisto di beni di consumo.

 

Uno dei settori più promettenti per il Made in Italy resta quello dell’arredamento che conoscerà un costante incremento del fabbisogno grazie ad una forte domanda sia da parte delle catene alberghiere (derivante dalla realizzazione di numerosi hotel di fascia alta) sia da parte delle famiglie cinesi (che, con l’aumento dei loro redditi, sempre più optano per mobili importati di fascia alta); inoltre, il fenomeno dell’urbanizzazione (che ha caratterizzato gli ultimi anni) non accenna ad arrestarsi e porterà nei prossimi  cinque anni oltre 100 milioni di persone in più nelle città, con le conseguenze che ne derivano in termini di sviluppo edilizio ed aumento della domanda di prodotti per l’arredamento.

 

Un altro prodotto al quale tradizionalmente i consumatori cinesi associano il nome dell’Italia è l’abbigliamento: attualmente i produttori italiani detengono in Cina una quota di mercato superiore al 17%, in crescita negli ultimi cinque anni.

 

Le buone prospettive di aumento dei consumi, grazie a un ceto medio in rapida espansione, potrebbero ulteriormente favorire la vendita di abbigliamento Made in Italy. Infatti, i concorrenti stranieri delle imprese italiane in Cina provengono principalmente da Corea, Francia e Spagna: ad eccezione di quelle francesi, queste aziende straniere offrono prodotti, a valori medi unitari più bassi, ad un target di consumatori cinesi che, probabilmente, con l’incremento della disponibilità economica, in futuro opteranno per un abbigliamento di fascia superiore e per l’acquisto di capi Made in Italy.

 

Un altro importante settore per il Made in Italy è quello delle calzature: oggi l’Italia copre circa il 25% dell’import cinese ed è il Paese fornitore che guadagna maggiormente quote di mercato. E’ ragionevole ritenere che le potenzialità del mercato cinesi siano ancora non pienamente sfruttate e che nei prossimi anni si assisterà ad un incremento delle importazioni di calzature italiane in Cina, soprattutto se le PMI di questo settore sapranno attuare adeguate politiche di marketing. Attualmente, infatti, la presenza italiana nel mercato cinese è dominata dai brand più famosi e le numerose PMI della calzatura italiana non sono ancora riuscite ad avere quella visibilità che consentirebbe di valorizzare la qualità del loro prodotto e conquistare il favore di una fascia più ampia di consumatori cinesi.

 

Inoltre, la Cina è tra i mercati esteri più interessanti per le imprese italiane dell’occhialeria: in questo settore, si prevede una crescita delle importazioni Made in Italy di circa un terzo entro il 2020. I principali concorrenti delle nostre imprese sono i numerosi produttori locali che negli ultimi anni hanno cercato di migliorare la qualità dei loro prodotti per poter soddisfare anche il mercato di fascia medio-alta.

 

A parte la necessità di effettuare modifiche al prodotto per adattare i modelli alla fisionomia e al gusto della clientela locale, esistono una serie di ostacoli per le imprese italiane che operano nel settore dell’occhialeria: infatti, oltre a una legislazione complessa, il mercato cinese è caratterizzato da dazi e barriere non tariffarie finalizzate alla protezione delle imprese locali.

 

Infine, è importante sottolineare che l’oreficeria-gioielleria italiana vanta un ottimo posizionamento in Cina: la quota italiana sulle importazioni cinesi (superiore al 35%) colloca l’Italia al primo posto tra gli esportatori di oreficeria-gioielleria.

 

Questo risultato è stato ottenuto nonostante la presenza di forti concorrenti sia tra i paesi maturi (Svizzera e Stati Uniti) che tra quelli emergenti (Turchia e Malesia); oltre che con questi competitor, le imprese italiane dell’oreficeria-gioielleria devono oggi anche fare i conti con un raffreddamento della domanda causato dall’inasprimento delle misure anticorruzione adottate dal governo cinese.

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